Archivi per ‘RoboticaMente’

RoboticaMente: I Robot nello spazio III

category RoboticaMente admin 24 Luglio 2008

Cari amici di roboticamente, eccoci qui per l’ultimo appuntamento prima delle vacanze. L’intervento fa sempre parte della serie di mini riflessioni sui robot dello spazio. Vi propongo questo video (in spagnolo e quindi molto facile da comprendere anche per chi non è un anglofilo). Nel video vedrete Athlete, un prototipo di un robot per le prossime missioni lunari. Infatti sembra che si avvicini il momento di rivedere l’uomo camminare sulla luna e questo robot potrebbe essere un valido aiutante, capce di trapsorate carichi pesanti, di manipolarli e all’occrenza di diventare una piccola base che si fissa al terreno in maniera autonoma. Insomma se fino ad oggi abbiamo parlato di robot nello spazio che si confrontano con la solitudine (un po’ come il piccolo Wall-E della PIXAR) questi nuovi prototipi richiederanno l’interazione con l’essere umano. Vi sono numerosi studi su come far interagire i robot con noi esseri umani…ma questa è un’altra storia che affronteremo nelle prossime puntate di settembre!

 Buone vacanze da Roboticamente…

RoboticaMente: I Robot nello spazio 2

category RoboticaMente Ema 17 Luglio 2008

La comunicazione! Finiva con una considerazione sulla necessità di comunicare dell’essere umano il mio post di giovedì scorso. L’uomo ha realizzato gran parte dei propri valori attraverso la comunicazione e nei suoi artefatti possiamo trovare traccia di questo bisogno, di questa ricerca rivolta verso il  mettere in comune, al comunicare. In effetti la comunicazione in campo robotico si potrebbe tradurre con due altri concetti: interpretazione e condivisione. I robot sono strumenti straordinari per condividere perché acquisendo informazioni dall’esterno hanno bisogno in qualche maniera di condividerle e interpretarle. Nella robotica è molto importante sviluppare sensori capaci di acquisire informazioni e sistemi capaci di condividerle. I robot nello spazio fanno proprio questo, acquisiscono, condividono informazioni che poi verranno interpretate. Il piccolo Pathfinder vagava sul terreno di Marte, fotografando in continuazione e analizzando la composizione delle rocce attraverso sistemi radiografici e ad ultrasuoni molto semplici, ma non era in grado di interpretare le informazioni che acquisiva.  Le informazioni venivano poi comunicate alla Base dove i tecnici interpretavano le foto e i dati provenienti da Marte. Per i robot di oggi è molto difficile interpretare ed è per questo che la maggioranza dei robot si limitano ad acquisire, reagire, condividere. L’ultimo passaggio quello decisivo, legato all’interpretazione è ancora in gran parte delegato all’essere umano. E’  per questo che i robot non sono equiparabili a sistemi naturali, perché non interpretano le informazioni che acquisiscono.  E fra i sistemi naturali forse solo gli esseri umani e gli scimpanzè sono in grado di interpretare. Ma allora possiamo equiparare le intelligenze naturali a quelle artificiali?

Guardando queste immagini trovate su you tube, credo che possiate apprezzare in pieno quei requisiti di cui vi parlavo qua sopra: condividere, comunicare e interpretare. Se siamo capaci di commuoverci per un successo tecnico è solo perché siamo capaci di “interpretare”.

RoboticaMente: I Robot nello spazio

category RoboticaMente Ema 10 Luglio 2008

E’ tutta una questione di solitudine. Gli uomini fin da quando hanno imparato a comunicare hanno basato la loro società per l’appunto sulla comunicazione o meglio ancora sull’assenza di solitudine. 

Deve essere un bisogno atavico dell’essere umano quello di socializzare, di comunicare, un bisogno istintivo di sopravvivenza dove la solitudine significa fine, significa fermare l’umanità , fermare  la prosecuzione della propria specie.

E sarà proprio per questo per cui le missioni umane nello spazio sono andate dal 1969 in poi diminuendo, con la politica che ha abbandonato la ricerca  e l’opinione pubblica che ha preferito dedicarsi a fatti più frivoli e terreni.

Sarà per questo che forse le missioni su pianeti lontani ormai sono affidate ai robot.

Gli amanti della tecnologia mi obietteranno che le missioni sui pianeti del sistema solare sono prettamente robotiche perché costerebbe troppo spedire degli umani su Marte, forse hanno ragione loro. Ma spesso comprendo che dal 1969 ad oggi avremmo potuto creare la tecnologia per spedire 8 umani su marte, sarebbe costato molto sacrificio e molti gli studi richiesti per riuscire a realizzare questo progetto, ma la mia idea è che dopo il 1969 l’uomo abbia rallentato nella ricerca aerospaziale non per un freddo motivo economico ma per paura.

Paura della Solitudine.

E’ una paura tutta umana quella della solitudine.

E a veder le foto che arrivano da Phoenix, l’ultimo artefatto umano atterrato su Marte, mi viene in mente una grande grandissima solitudine.

Un robot tutto solo posato su Marte che con il suo braccio robotico lavora senza fatica per scavare, estrarre e depositare il terreno nei mini forni della sonda dove la terra di marte verrà accuratamente studiata.

E tutto questo a 8 minuti di distanza i noi.

E si perché la verità è che la solitudine di quel robot dista proprio 8 minuti. Tanto ci vuole al segnale elettromagnetico per raggiungere la terra. Otto minuti che poi a ben pensarci diventano sedici.

Perché il robot per non sentirsi solo, per comunicare impiega sedici minuti da quando ha mandato un segnale alla terra fino alla risposta dei tecnici della Nasa. 

Ed è in questo tempo che la solitudine si fa reale.

Ma fortunatamente il robot non soffre di ansie, non conosce le emozioni per cui questi minuti di solitudine non esistono.

Ed è forse per questo che l’uomo ha iniziato a costruire i robot: per costruire strumenti capaci di sostituire l’uomo stesso nei mestieri meno umani, dove lo sforzo, la fatica, il sacrificio, l’assenza di comunicazione minano i valori stessi dell’essere umano. (fine prima puntata sui robot nello spazio)

 

 Nlel video la reazione del team della Nasa all’atteraggio di Phoenix!

RoboticaMente: Verso l’uomo bionico?

category RoboticaMente Ema 26 Giugno 2008

RoboticaMente: Il primo robot industriale

category RoboticaMente Ema 19 Giugno 2008

Il primo robot - il primo robot vero e non frutto della fantasia di scrittori pazzi -  fu utilizzato dalla General Motors nel processo di saldatura dei telai delle automobili nella fabbrica del New Jersey.

C’era grande attesa, era il 1961 e Bob Dylan proprio nel New Jersey esordì con un concerto catastrofico e un album che nessuno ricorda. Le sorti del primo robot industriale furono simili a quelle del primo concerto di Bo Dylan. Grande attesa ma il risultato fu assai deludente. 

Il robot doveva saldare in pochi minuti decine e decine di punti del telaio e metterci metà tempo rispetto a quello impiegato da operai umani. La General Motors gustava già il dimezzamento dei propri tempi di assemblaggio delle automobili, tutto ciò significava anche il doppio delle macchine prodotte e il doppio del profitto. Ma come a Bob Dylan, qualcosa andò storto. E il 1961 sia per il robot che si chiamava UNIMATE che per Bob non sarà l’anno della consacrazione. Il robot impiegava un secondo in più degli operai umani a effettuare tutte le saldature previste. 

Nel 1962 i tecnicni della General Motors non avevano ancora trovato il difetto al robot, che rispettava tutte le specifiche richieste dagli ingegneri. Bob presentò il suo album con il suo nome e fu ancora flop. Non si può certo dire che quegli furono anni fortunati per la robotica e per  Dylan. I tecnici studiarono UNIMATE a fondo ma non trovarono nulla di sbagliato, i conti tornavano, le saldature anche, ma rimaneva sempre quel secondo in più a rendere l’esordio della robotica un naufragio. 

1961unimate.jpg 

Bob capì che i tempi erano cambiati e nel 1964 arrivò finalmente il successo. Pubblica The Times they are a Changin’ e si consacra come oggi lo conosciamo: un poeta, un musicista dal successo universale. Il robot industriale poteva sperare in un successo universale, ma a separarlo da quel successo c’era sempre quel secondo, un brevissimo e stupidissimo secondo, che rompeva le scatole e minava il futuro della robotica. Un secondo e sarebbe iniziata una nuova rivoluzione industriale. Eh si, perchè alla General Motors si sarebbero accontentati di eguagliare gli umani, mica di metterci metà tempo come promesso dai troppo ottimistici tecnici. Eguagliare gli umani avrebbe significato lavorare come gli umani ma 24 ore su 24 e senza pause caffè e pause pranzo. Sarebbe stato un successo, ma quel secondo non faceva tornare i conti. Anche perchè quel robot cosava e molto e non poteva metterci più di un umano a saldare. Eppure era così, lo cronometravano ogni giorno ma quel secondo non spariva mai.

Disperati i tecnici ricorsero a una soluzione senza senso: spiare gli operai. E qui finalmente capirono tutto. Gli operai non eseguivano tutte le saldature richieste, almeno la metà delle saldature previste nei progetti non venivano eseguite. Gli operai avevano da soli introdotto l’ottimizzazione dei tempi a scapito della qualità. 

Eccola lì la verità. I robot non possono imbrogliare ma gli uomini sono bravissimi a farlo. Il successo universale della robotica stava per naufragare per un semplice e umano imbroglio.

 

 

 

 

Emanuele 

RoboticaMente: il pieno di benzina…

category RoboticaMente admin 22 Maggio 2008

Costerà come al “servito” o come al “self-service”?Un ricercatore olandese, Nico van Staveren, dicendo di essersi ispiarato alle macchine che permettono la mungitura automatizzata delle mucche, ha ideato e prodotto un robot in grado svitare il tappo del serbatoi e introdurre l’iniettore di benzina. Il primo esemplare di questo robot è stato mostrato ai giornalisti nella città di Emmeloord.

Ecco il video che mostra il primo TANKPITSTOP,

il robot-benzinaio in azione… :-)

tankrobot_661627b.jpg 

RoboticaMente: un video

category RoboticaMente admin 15 Maggio 2008

Emanuele è in viaggio per lavoro e questa settimana non è riuscito a inviarci un nuovo post.In attesa che la rubrica “RoboticaMente” ritorni giovedì prossimo, vi proponiamo un video in cui il Prof. Claudio Giberti  (Direttore dell’Unità Operativa di Urologia dell’Ospedale San Paolo di Savona) presenta un Robot-Chirugo…    

 Premi QUI per vedere alcune fotografie scattate in sala operatoria da Samuele Siva.

RoboticaMente: Germania-Italia 2-4

category RoboticaMente Ema 8 Maggio 2008

Germania - Italia(spagna) 2-4

 Che dite? è Sbagliato?

Abbiamo vinto due a zero con goal di Grosso e Del Piero?

E invece no! E che c’entra la Spagna?

Centra!

 

Sono stato a vedere i German Open della Robocup ad Hannover. Itedeschi hanno organizzato le qualificazioni delle varie discipline robotiche (fra cui il calcio) per mandare le migliori squadre in Cina ai primi di luglioai mondiali. Ma c’erano alcuni intrusi intenrazionali fra cui italiani espagnoli. Ovviamente ho inziato a seguire le partite dei ragazzi italiani(provenienti dagli Istituti romani Von Neumann e Cardano)  chevincevano contro chiunque!! (…Un po’ di fatica contro la squadra spagnola composta anche daalcune ragazze di gradevole aspetto…).

Gli organizzatori tedeschi vedendo che italiani e spagnoli eranonettamente superiori hanno diviso le sfide per avere un campione tedesco e uncampione del resto del mondo.

La finale del resto del mondo era Italia Spagna. Risultato dopo i tempi regolamentari: 2- 2. E così i ragazzi italiani hanno deciso cavallerescamente di nonavere un vincitore ma di usare un robot spagnolo e uno italiano nella supersfida con i campioni tedeschi.

Morale?

Italiani insieme alle graziose ragazze spagnole in finale.

 

Robocup

Il primo tempo sembra che la Germania possa vincere: 2-1 per loro.

Ma negli ultimi minuti della partita il team italo spagnolo fa tregoal e saluta i tedeschi con un famoso Popopopopopo!!!

 

Anche questa è robotica!!!!!

RoboticaMente: cosa dovrebbe fare un robot?

category RoboticaMente Ema 24 Aprile 2008

Quando mi capita di condurre degli incontri per bambini e ragazzi sulla robotica mi diverto sempre a indagare su due questioni:

cosa dovrebbe fare il tuo robot?

cosa significa la parola robot?

(sembrerà strano ma la prima domanda è legatissima alla seconda…)

I bambini rispondono in grande maggioranza: “fare i compiti”. Le mamme, che solitamente   durante i laboratori stanno dietro i bimbi, rispondono: “pulire casa”. Mentre i papà  pensano “lavorare” ma non hanno mai il coraggio di dirlo a mogli e figli.

Ma se lo avessimo chiesto 90 anni fa cosa ci avrebbero risposto? Novant’anni fa la cosa più terribile e faticosa era lavorare in fabbrica, continuando a ripetere gli stessi movimenti per tutto il giorno. Furono gli artisti a individuare il dolore e la fatica dei lavoratori e, nel 1921, Karel Capek scrisse una piece teatrale in cui immaginava un operaio perfetto: un operaio che non avrebbe avuto bisogno di mangiare e che non si sarebbe mai stancato. Un uomo senza sentimenti, un uomo che non è un uomo. Ma un robot.

 E’ la prima volta che compare la parola robot, una parola che nasce per indicare  una macchina in grado di sostituire l’uomo nell’esecuzione dei lavori pesanti…. ed infatti robota, in cecoslovacco, significa “lavoro pesante”.

Quindici anni più tardi Charlie Chapilin raccontò l’alienazione di un uomo in fabbrica e ebbe l’intuizione di far interagire, per il pranzo, l’uomo con il robot… il risultsato è tragioco ed esilarante: premonitore.

Da molti anni l’industria utilizza i robot per costruire auto o elettrodomestici: si tratta però di robot che lavorano autonomamente, senza interagire con l’essere umano, perché i tempi dei robot industriali sono troppo rapidi e non potrebbero coincidere  con quelli degli operai.

PS: in raltà oggi, 70 anni dopo Chaplin, la Robotica sta iniziando ad indirizzarsi verso l’uomo con la creazione di robot cooperanti. Ma questa è un’altra storia…

 

 Emanuele

RoboticaMente: primo appuntamento

category RoboticaMente Ema 17 Aprile 2008

Carissimi,

ha qui inizio una rubrica che mi sta molto a cuore, perché aiuterà a diffondere la conoscenza sui robot in maniera alternativa. Potremo finalmente parlare di robotica vicino a post sulla musicasul cinemasui viaggi. Potremo quindi parlare di robotica affiancandola a quelle discipline che, in fondo, più le assomigliano: senza tecnicismi inutili, raccontandola in tutta la sua bellezza. Bellezza unica di una scienza formata da decine e decine di altre scienze, di una disciplina che unisce la medicina alla meccanica, le neuroscienze alla fisica, la filosofia alla matematica e potrei continuare con una lista lunghissima.

La robotica è quindi l’unione di tutto il sapere umano, la fusione fra materie scientifiche e umanistiche il ritorno a un mondo in cui le specializzazioni devono integrarsi, devono comunicare fra loro.

Per costruire oggi un robot non basta più un solo ingegnere, serve una squadra di esperti nelle numerose discipline che la robotica coinvolge. Ed è questo uno dei primi punti su cui vorrei soffermarmi prima di passare a descrivervi che cosa sono i robot: la robotica è e sarà uno straordinario strumento per far comunicare le varie discipline che la compongono, la robotica sarà il fine per cui medici, ingegneri, avvocati, filosofi, matematici, fisici, chimici dovranno imparare a parlare la stessa lingua, dovranno finalmente imparare a comunicare fra loro.

 fab-robot.jpg

 

Per la prima puntata direi che è tutto, anche se non mi sono presentato e rimedio subito:

Io sono Emanuele Micheli, lavoro da anni per Scuola di Robotica e mi occupo principalmente di: robotica educativa per ragazzi, roboetica, divulgazione della robotica (con documentari, articoli e magari fra non molto libri ;-) ).

Nel disegno di Vera Bocciardo sono uno dei due personaggi, a voi la scelta!

 

(RoboticaMente tornerà giovedì prossimo)