Archivi per Marzo, 2008

Diario di Bordo: Hong Kong

category Diario di Bordo Massimo 31 Marzo 2008

Hong Kong e’ una di quelle citta’ che arrivando in nave riesci a capire appieno. Il motivo e’ semplice. La nave attracca ad Ocean Terminal una delle piu’ grandi “shopping area” della citta’, in pieno centro anche se parlare di centro ad Hong Kong non e’ semplice.

 china-142.jpg

 

Hong Kong ha una parte di se’ nella terraferma al confine con la Cina, a cui si aggiunge l’isola di Hong Kong, collegata da un tunnel sott’acqua dove passano le macchine, e via mare da un servizio di vecchie affascinanti imbarcazioni della compagnia Star Ferry che in pochi minuti portano da una sponda all’altra unendo i grattacieli di Kowloon a quelli del centro finanziario. Nell’accostamento tra modernita’ e passato nasce la bellezza di Hong Kong…

A differenza delle altre citta’ che hanno un terminal per le navi da crociera con qualche duty free, Hong Kong ha un centro commerciale immenso, con centinaia di negozi su tre piani, con un terminal per le navi da crociera all’interno. Per i passeggeri che devono imbarcare vengono messe a disposizione frecce umane che indicano la via da seguire per arrivare al punto di imbarco, i cartelli non sono sufficienti, anche perche’ le distrazioni sono troppe…

L’impatto con Hong Kong e’ semplice, perche’ l’accesso alla citta’ da qualsiasi parte si arrivi e’ il lusso. I nomi delle marche internazionali piu’ prestigiose sono presenti all’Ocean Terminal ed e’ inutile negare che tali nomi fanno parte della quotidianita’ di qualsiasi viaggiatore o turista. L’Ocean terminal e’ frequentatissimo dalla mattina alla sera, vi sono locali, bar e una cinquantina di ristoranti, alcuni molto eleganti con le vetrate sul mare. Uscendo su Canton Road ci si trova Cartier di fronte, Ferragamo e Luis Vuitton a destra, Prada e Gucci a sinistra e altri grandi nomi lungo tutta la via. Sorprende vedere i giovani orientali fare la coda per entrare in questi negozi. A differenza pero’ dell’Italia i giovani non tendono ad esibire cio’ che vestono, sono sobri e dinamici., meno impostati.

Questo e’ stato il primo impatto con Hong Kong ma come vedremo non l’unico…  

 Massimo Arzani 

 

>>Leggi la puntata precedente

>>Leggi la prima puntata   

 

Una nuova rubrica: Musica

category IMagine admin 31 Marzo 2008

Da domani il Blog di IMagine si arricchirà una nuova rubrica dedicata alla musica.Ecco l’elenco delle rubriche:

Lunedì…………..: DIARIO DI BORDO 

Martedì…………: MUSICA

Mercoledì……..: LIBRI

Giovedì…………: argomenti vari

Venerdì…………: CINEMA&STORIA

Cinema&Storia: Le Distruzioni (III parte)

category Cinema&Storia admin 28 Marzo 2008

Abbiamo parlato, nelle scorse settimane, di due grandi ondate di distruzione delle opere cinematografiche: la prima avvenne tra il 1918 e il 1920 e la seconda alla fine degli anni ‘30. La terza ed ultima ondata di distruzione si verificò agli inizi degli anni ‘50: la pellicola infiammabile (a base di nitrocellulosa) venne sostituita da una pellicola più sicura (a base di acetilcellulosa) che si liquefà senza bruciare. Ben presto le norme di sicurezza proibirono l’utilizzo del nitrato e i produttori si trovarono davanti a due sole possibilità: distruggere le copie e i negativi o affidarli alle Cineteche che avrebbero provveduto alla loro conservazione. Fu così che i film di maggior rilievo si salvarono e, come mette in evidenza Raymod Bord, “l’abbandono del nitrato provocò perdite irreparabili nel cinema di secondo piano” che le Cineteche trascurarono. Nella prima metà degli anni ‘50 i produttori non potevano sapere che quei film avrebbero trovato, ben presto, un nuovo e importante mercato: la televisione. Agirono come commercianti dalla vista corta mandando al macero grandi quantità di film che, in quel momento, apparivano come inutili fondi di magazzino. Questa ultima ondata di distruzione non ebbe il carattere “spettacolare e scandaloso” del grande massacro degli anni ‘30, ma fu comunque significativa.

Gli U.S.A. furono il paese meno colpito in quanto, agli inizi degli anni ‘50 si era già sviluppata la televisione che aveva un grande bisogno di vecchi film. Andò perduto circa il 25% della produzione cinematografica del periodo che va dal 1930 al 1939 e il 10% della produzione del periodo 1940-1949.

In Francia le perdite furono molto più consistenti (nonostante il lavoro di una delle più prestigiose cineteche del mondo: la Cinématèque Francaise) e le stime più ottimistiche indicano che circa la metà (50-55%) dei film prodotti nel periodo 1930-1939 andarono perduti.

(tutti i dati sono tratti da documenti F.I.A.F. citati da Reymond Bord nel suo testo Les Cinématheques).

 

(Citizen Kane di Orson Wells, 1941)

Oltre alle tre grandi ondate di “sterminio cinematografico” che abbiamo descritto in queste settimane esiste anche una distruzione ordinaria, corrente, che ha sempre fatto parte della storia del cinema. Di questo tipo di distruzione ci occuperemo la settimana prossima.

 Manuel Stefanolo

 (Cinema&Storia tornerà venerdì prossimo)

Internet: BlogBeer Genova (anzi, Arenzano)

category Internet admin 27 Marzo 2008

Venerdì scorso c’è stata della prima uscita ufficiale del Blog di IMagine. A rappresentarlo eravamo in tre: ValentinaSamuele ed io (Manuel). Pensavo - da novellino - che mi aspettasse una serata di tecnicismi, una serata di discorsi legati ad un mondo web che sfioro ma che non conosco. Invece - fortunatamente - BlogBabel non aveva ancora chiuso i battenti e quindi abbiamo potuto parlare di tutto: “d’amore, di morte e d’altre sciocchezze“.

2362436192_dd01b33f3b1.jpg 

(Danilopaissan)

 

Eravamo più di trenta e come si può intuire dalla bella foto di Danilo ognuno di noi aveva almeno due macchine fotografiche… specchiamoci nelle nostre immagini!!  

 

La semiotica del blog è ancora poco sviluppata.

Alcuni blogger duri e puri dicono che la televisione sia “roba vecchia” salvo poi copiarne, pari pari, le principali strutture comunicative. Tra queste  voglio ricordare - una per tutte - l’autoreferenzialità: io ti linko perché tu mi linki perché lei ci linka….. voi mi leggete perché lui mi legge perché io lo leggo perché lei m’ha letto. 

Internet mi appare come il più innovativo e straordinario mezzo di comunicazione. E’ un grande  contenitore che contiene però roba vecchia (almeno al 98%) : pezzi di enciclopedia, pezzi libri, pezzi di diario, di pezzi di articoli, pezzi di film, pezzi di notizie presi da giornali e tv. L’esempio di You Tube è evidente: potrebbe (dovrebbe?) essere il luogo della sperimentazione più libera ed avanzata sul linguaggio audiovisivo e invece basta guardare l’elenco de “i più visti” per rendersi conto che tra i primi venti video ben 19 (diciannove!!) sono tratti da trasmissioni televisive. E allora dov’è la decantata innovazione? dov’è l’avanguardia? dov’è la ricerca? Come in qualunque altro media si trova nella nicchia, nell’infinitamente piccolo, ed è evidente che la massa degli utenti di internet è (esattamente come il resto della società) ancora fortemente legata e condizionata  dai canoni televisivi (…da non confondersi con il canone televisivo!!), è ancora fortemente legata l’eterno ritorno dell’uguale e del già conosciuto.

Una domanda: esiste o si può immaginare un linguaggio specifico dei blog, un linguaggio puro e diverso da quello della scrittura su carta o da quello dell’ audiovisivo? Il linguaggio del blog potrà essere un linguaggio nuovo oppure lo dobbiamo immaginare soltanto come la semplice commistione (collage, assemblage) di lettere, immagini e suoni?  

Libri: I trentenni (parte II)

category Libri Valentina 26 Marzo 2008

La settimana scorsa abbiamo visto in che modo la psicoteraputa Françoise Sand definisce la generazione dei trentenni oggi: giovani che rimandano il più possibile l’ingresso nella realtà vivendo una post-adolescenza prolungata, caratterizzata sicuramente da tormentosi interrogativi ed insicurezze, ma anche da una vivacità ed una piacevolezza notevoli.

In questo post vedremo quale rapporto lega questi trentenni alle loro famiglie d’origine.

II. Eredi della generazione del ‘68.

I trentenni di oggi sono ancora molto vicini ai loro genitori. Spesso vivono sotto lo stesso tetto, hanno attività in comune e mantengono rapporti economici. Tale prossimità deriva dalla loro educazione.

La Sand sottolinea con una certa forza il fatto che i genitori - nonostante le lamentele che spesso rivolgono alla tardiva permanenza dei figli in casa - sono in realtà felici di continuare ad accoglierli, spesso fino ai 35/40 anni. Si tratta, ci spiega, di una amore interessato, se non addirittura egocentrico: i figli, infatti, conferiscono un’atmosfera allegra alla casa, e impediscono ai genitori di confrontarsi con l’aridità di una coppia invecchiata che, talvolta, non ha interessi comuni al di là dei figli stessi.

Un elemento che caratterizza la relazione tra genitori e figli, oggi, è la negazione della distanza generazionale: la vitalità di genitori e nonni ci spinge a coltivare l’insidiosa convinzione di essere sempre all’inizio della vita. Ma non solo. Questa vicinanza tra generazioni si trasforma in una sorta di ‘porosità’ tra genitori e figli, se non addirittura di ‘trasperenza’, in cui può capitare non ci sia spazio (da entrambe le parti) per i segreti, l’autonomia decisionale o per la propria intimità sessuale.

Inoltre, il fatto che i giovani spesso e volentieri indugino nell’accusa “è colpa di mia madre, è colpa di mio padre”, è indicativa di una dipendenza infantile e, al tempo stesso, di una impotenza che spinge ancor di più i trentenni a impantanarsi nell’immobilismo, e i genitori a non esercitare quella fermezza e quell’autorità che - a costo di scontri - permetterebbe ai figli di costituirsi un’identità più forte e definita.

Ora, la generazione nata tra i ‘68 ed il ‘78 è pienamente figlia di un’epoca che ha rivoluzionato le regole sociali e la condotta individuale. Cerchiamo di elencare quali importanti cambiamenti in ambito famigliare e relazionale si sono attuati con il ‘68.

  • E’ venuta meno la famiglia ‘tradizionale’, caratterizzata da una struttura ben definita in cui ogni generazione aveva il proprio posto.
  • Il nuovo ruolo paritario preteso dalle donne, e le conseguenti rivendicazioni femministe, sono sicuramente da vedersi come una conquista. Nondimeno il rovescio della medaglia c’è, e si individua nella nuova competitività che vede opporsi uomo e donna.
  • Siamo i figli del ‘controllo delle nascite‘: essere stati ‘programmati’ e cresciuti in famiglie meno numerose di un tempo, ha significato essere messi al centro del nucleo famigliare, occupandone egocentricamente tutto lo spazio.
  • Siamo anche i primi figli del divorzio. Questo, spiega la Sand, ci rende particolarmente vulnerabili e, quando la famiglia si divide, ci pone ancor più in una posizione centrale all’interno del nucleo famigliare. Anche quando il divorzio è la scelta preferibile, il figlio non può che trovarsi in una situazione di conflitto e paura che, inevitabilmente, influenzerà la vita futura, spesso portandolo a dubitare della possibilità di creare a sua volta legami stabili e duraturi.
  • Infine, l’enorme libertà, che ha invaso la società e i giovani, ha spazzato via i tradizionali punti dei riferimento: la vita, oggi, deve essere inventata e, se è vero che le possibilità sono pressoché illimitate, è vero anche che è più difficile trovare la propria strada e realizzarsi in questo sconfinato mare di potenzialità.

Tuttavia la Sand conclude con una nota positiva: il venir meno dei modelli che hanno dominato le generazioni ‘ingessate’ di un tempo, ci ha permesso di sviluppare qualità quali la fantasia, l’intraprendenza e la creatività. E la società in cui viviamo, così ricca di stimoli e possibilità, ci consente di mettere alla prova le nostre potenzialità e le nostre intuizioni, sviluppandole appieno.

 

 

La settimana prossima affronteremo un aspetto particolarmente delicato dei trentenni: la loro sfera sentimentale e sessuale.

Valentina

(La rubrica Libri tornerà mercoledì 2 aprile)

>>Leggi la puntata precedente

Diario di Bordo: Scrivere di Shangai

category Diario di Bordo Massimo 24 Marzo 2008

Ho iniziato a scrivere di Shangai mentre l’aereo stava decollando da Bangkok. Mi sono fermato a guardare le luci della citta’ di sera e una bella luna in mezzo al finestrino. Questo e’ un viaggio lungo e con troppi scali. Da Nizza a Londra, da Londra a Dubai e da Dubai un volo per Auckland in Nuova Zelanada, con un primo stop a Bangkok dove si e’ scesi dall’aereo per venti minuti, e un secondo stop a Sydney dove bisognera’ scendere e risalire per espletare un controllo di sicurezza. Dal momento che sono in viaggio da ieri e le ore di volo sono ancora molte, abbasso l’intensità della luce e provo a riposare.

nuvole-1.jpg 

 Sorrido pensando che molti scritti nascono in cielo, in mezzo alle nuvole. Shangai e’ uno di questi.

  Massimo Arzani 

 

>>Leggi la puntata precedente

>>Leggi la prima puntata  

Cinema&Storia: Le Distruzioni (II parte)

category Cinema&Storia admin 21 Marzo 2008

La scorsa settimana abbiamo parlato della prima ondata di sterminio che, tra il 1918 e il 1920, portò alla perdita dell’80% dei film prodotti nei primi due decenni del secolo scorso. Dieci anni più tardi si  potrà assistere ad una nuova distruzione di massa che Raymond Borde definisce il rigetto del muto. I gestori delle sale cinematografiche modificano le cabine di proiezione, cambiano le apparecchiature e licenziano i musicisti che accompagnavano i film muti.

Siamo alla fine degli anni ‘20 e si diffonde il cinema sonoro. Non si tratta semplicemente di una rivoluzione tecnica: le parole e le canzoni invadono lo schermo, gli attori che non sono in grado di recitare un testo vengono messi da parte e il pubblico non compera più biglietti per assistere ad un film muto. Il nuovo prodotto cancella il vecchio con una rapidità ed una universalità unica nella storia dello spettacolo. I dati, anche questa volta, sono impressionanti:

L’Italia appare come il paese più colpito dalle distruzioni. Si salvano 142 titoli e si perde l’85% della produzione degli anni ‘20.

Anche gli Stati Uniti hanno subito molte perdite. Tra gli oltre 6.600 film girati dal 1920 al 1929 si ha un tasso di sparizioni pari al 75%.

La Francia, per lo stesso periodo, perde circa il 70 % della sua produzione nazionale: si salvano 258 dei 1120 lungometraggi realizzati.

La Germania è più fortunata perché dal 1933 (anno per altri versi terribile) beneficia di una Cineteca di Stato (il Reichsfilmarchiv) che ha avuto la possibilità di salvare tutte le pellicole principali e di limitare il tasso di perdita al 40 %.

Infine, in U.R.S.S. il tasso è bassissimo: si distruggono solo il 10% dei film. Questo avviene per due diversi motivi: perché in Russia vengono meno le motivazioni proprie dell’industria capitalistica e perché il cinema muto durerà più a lungo.

(tutti i dati sono tratti  da un documento della F.I.A.F.  citato da Raymond Bord nel suo testo Les Cinémateques

(La febbre dell’oro, di Charlie Chaplin, 1925)

 Manuel Stefanolo

 (Cinema&Storia tornerà venerdì prossimo)

Libri: I trentenni (parte I)

category Libri Valentina 19 Marzo 2008

La nostra è un’associazione giovane: composta da giovani e che si vuole rivolgere soprattutto ai giovani. Ma chi sono i giovani di oggi, e quali le caratteristiche che ci differenziano da ogni altra generazione?

Tempo fa lessi una durissima affermazione di Umberto Galimberti, il quale disse: quella dei giovani, oggi, è una generazione che ha un’unica preoccupazione: procurarsi un’incredibile quantità di tempo libero per assaporare fino in fondo l’assoluta insignificanza del proprio peso epocale. Questa frase (che tradotta suona così: i giovani non contano nulla, e non ci tengono nemmeno) cos’ha di vero? Cosa dice di noi e del tempo in cui viviamo?

Per rispondere a queste domande, mi riferirò alla psicoterapeuta francese Françoise Sand che, in un saggio-intevista dedicato interamente alla generazione nata nel decennio 1968-1978, definisce con linguaggio chiaro e sintetico le ‘nostre’ caratteristiche. Seguirò la scansione suggerita dall’autrice, dividendo in cinque temi, e altrettanti post, l’intero argomento.

I. I trentenni: caratteristiche della ‘generazione mongolfiera’.

I giovani in un’età compresa tra i 25 e i 35 anni prolungano l’adolescenza di una decina d’anni, senza alcuna fretta di entrare davvero nell’età adulta. […] Questa generazione “mongolfiera” è caratterizzata da una lunga post adolescenza nel corso della quale dà l’impressione di galleggiare al di sopra della realtà.

Questa post-adolescenza, spiega la Sand, è un periodo di latenza caratterizzato da tormentosi interrogativi, ma anche da molto benessere e molto piacere. La società, infatti, offre occasioni, possibilità ed opportunità straordinarie (anche sul piano erotico-sentimentale, dove la parola ‘impegno’ viene pronunciata il più tardi possibile) in cui i giovani si tuffano con entusiasmo, rimandando continuamente il confronto con la realtà.

Questa apparenza ludica nasconde, però, profonde insicurezze, domande sul senso della vita, voragini di bisogni che non vengono né riconosciuti né colmati, almeno fino al momento in cui un evento particolarmente significatico (e spesso drammatico, come la morte di un genitore o un incidente) non costringe l’individuo a confrontarsi giocoforza con questa realtà.

La generazione dei nostri genitori invece, vissuta all’ombra del ‘68, sapeva dove andare e come andarci: cresciuti nel difficile periodo del dopoguerra, impegnati nella vita associativa e motivati da ideali forti e condivisi, i nostri genitori credevano fermamente nella possibilità di cambiare e migliorare il mondo. Atteggiamento che a noi, invece, è estraneo: chiusi nella nostra individualità (che spesso sfocia in una sorta di autismo emotivo e narcisistico), il contatto con l’altro appare problematico e ambivalente.

Se da un lato sentiamo il bisogno di ‘prendere le distanze’ dall’altro per poterci pascere nel nostro individualismo sfrenato, d’altro canto abbiamo necessità di lui per trarne conferme. Da qui, l’atteggiamento spesso morboso verso i cellulari, l’esigenza di stare sempre ‘connessi’, sempre reperibili: per dimostrare a noi stessi che non siamo soli.

Concludendo: per diventare adulti - dice la Sand - occorre superare ostacoli materiali e simbolici. I nostri genitori ci hanno educato in maniera tale da non svezzarci mai da quel delirio di onnipotenza che caratterizza una certa fase dell’infanzia; ci hanno comunicato l’illusione che noi avremmo potuto tutto, conoscere tutto, avere tutte le possibilità a nostra disposizione… Questa errata convinzione ci ha condotto ad imboccare mille direzioni, senza però essere in grado di sceglierne veramente nessuna.

La settimana prossima vedremo da vicino il rapporto tra generazioni: quella dei nostri genitori e la nostra, cresciuta sulla scia della rivoluzione sociale e individuale attuata dal ‘68.

Valentina

(La rubrica Libri tornerà mercoledì 26 marzo)

Biblioteca di Imperia: De Amicis 1908-2008

category Eventi, Spazio Imperia admin 18 Marzo 2008

Edmondo De Amicis nacque ad Imperia il 21 Ottobre 1846 e morì poco distante, a Bordighera, l’11 Marzo 1908. ”Letto, studiato, discusso, Edmondo De Amicis è - come scrive la dott.ssa Silvia Bonjean -  uno degli scrittori italiani più noti del mondo. Il suo successo fu enorme, non solo legato alla fortuna di Cuore, ma in generale alla sua vasta produzione editoriale”.

 De Amicis

La Città di Imperia, nel centesimo anniversario della morte, dedica ad Edmondo De Amicis “un ampio programma celebrativo che coinvolge l’intero arco del 2008″ e che darà particolare risalto al Fondo deamicisiano (patrimonio della Biblioteca Civica Leonardo Lagorio) ricco di autografi, lettere, opere a stampa, materiale iconografico e varia oggettistica. 

Primo Appuntamento: Da Sabato 14 Marzo, fino a Novembre si terrà una mostra dedicata allo scrittore nella piazza ove egli nacque e che oggi porta il suo nome.     

Per tutte le informazioni sulle iniziative per il centenario della morte di De Amicis potete leggere, sul nostro sito, l’articolo scritto dalla Dott.ssa Silvia Bonjan (Direttore Biblioteca Civica di Imperia)

 LEGGI L’ARTICOLO

 

 

Diario di Bordo: Hotel a Shangai

category Diario di Bordo Massimo 17 Marzo 2008

Anche qui i sorrisi non sono di casa, alla reception ha luogo uno scambio equo, passaporto contro chiave della camera e poi ti arrangi, ti cerchi l’ascensore e desumi che il primo numero dei tre che appare sulla chiave sia quello del piano dove devi andare.

Dalla vetrata della camera si vedono altri grattacieli non moderni e gli sfiati dell’aria condizionata. Mi sono venute in mente le migliaia di parabole televisive viste in periferia. In camera tutto ha un prezzo: gli asciugamani, le lampade, il televisore, le lenzuola, puoi comprare tutto l’arredamento se vuoi, e se ti piace. Il ristorante circolare al ventiquattresimo piano offre una vista diversa perche’ sovrasta i grattacieli intorno.

 

 Shangai: porto

 

Il mattino successivo ho raggiunto quello che dall’alto sembrava un fiumiciattolo. Ho visto la nave, piccolissima, non lontana dall’hotel mentre facevo colazione. Prima di arrivare in mare aperto abbiamo navigato lentamente in una canaletta per nove ore con palloni giganti alla deriva, reti dei pescatori, tronchi di legno e barche a remi che intralciavano la rotta. Poi finalmente, l’orizzonte aperto davanti agli occhi.

 Massimo Arzani 

 

>>Leggi la puntata precedente

>>Leggi la prima puntata