Archivi per Aprile, 2008

Libri: Nell’anima dell’uomo (Golding e Yen Mah)

category Libri Valentina 30 Aprile 2008

Il signore delle mosche è pervaso fin dal principio da un leggero ma pungente sentore di pericolo. In un contesto che è paradisiaco sia per le bellezze naturali, sia per la libertà di cui si trovano padroni assoluti i protagonisti, si insinua immediatamente la percezione di un sottobosco di emozioni potenti e paurose, la sensazione di un “Male” (quasi un’entità a sé, che spia e guida e confonde il gruppo - spaventandolo sempre più, in maniera infine parossistica) che è sempre sul punto di dilagare sull’isola e nelle pagine del libro, afferrando alla gola il lettore.

Il pericolo non proviene dalla natura selvaggia che cinconda (e inizialmente ammalia) i bambini-naufraghi, né dalla solitudine del gruppo o dal bisogno di procacciarsi cibo e sopravvivere. La sopravvivenza fisica - che è il fine immediato al quale devono tendere i protagonisti, nella speranzosa attesa che qualcuno prima o poi li salvi riportandoli nel mondo civile - è anche la più semplice da realizzare. In fondo, costruire capanne per ripararsi, cacciare o fare il fuoco, sono abilità che i giovani apprendono quasi subito e con facilità.

Il pericolo si annida altrove. Il pericolo non è là fuori, non è nell’attesa logorante di un qualcosa di incerto. Non è nella paura del buio o del sangue di un maiale che è appena stato ucciso. Il pericolo è nella mano di chi uccide quel maiale, negli occhi di chi scruta il buio della notte. Nell’anima dell’uomo che aspetta e che, aspettando, si costruisce un inferno per poi costringersi ad abitarlo. Il pericolo è qua dentro - dentro ognuno di noi.

Non a caso William Golding ritiene che l’uomo produca il male come le api il miele, e Il signore delle mosche non fa che dare ragione di questa amara sentenza, costruendo una vicenda che inesorabilmente dimostra quanto buio, quante spaventose meschinità e brutture e irrazionali fantasmi si agitino nel cuore di ogni uomo.

Concetto che, con parole diverse, viene espresso nel bel libro di Adeline Yen Mah, Foglie cadute, dove l’autrice, sondando gli abissi di crudeltà ed egoismo di cui sono capaci gli individui, sente pronunciare questo monito:

L’uomo porterà nel cuore il conflitto, l’invidia e la cattiveria sotto qualsiasi governo. E’ logico. Non lasciarti allettare ad abbracciare una religione solo perché ti piace il sacerdote.

Valentina

 

(La rubrica Libri tornerà mercoledì 7 maggio)

Musica: la musica come arte

category Musica admin 29 Aprile 2008

La musica fu a lungo considerata una scienza matematica ed è solo a partire dal ‘700 che si potrà assistere ad un importante cambiamento di paradigma: per la prima volta, durante il secolo dei lumi, si guarderà alla musica come ad un’arte, come ad un frutto dell’immaginazione e non soltanto della ragione.

Tra gli autori che propongono con forza questo punto di vista possiamo ricordare Charles Batteux che, nel 1746, scrive  un importante saggio dal titolo “Le Belle Arti ricondotte a unico principio“. 

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In questo testo Batteux sostiene che l’imitazione della natura costituisce il principio unico di tutte le arti: partendo dai concetti che Aristotele espone nella Poetica, il filosofo francese giunge ad affermare che “la poesia era in tutto imitazione allo stesso modo che la pittura” e prosegue scrivendo che “applicando questo stesso principio alla musica e all’arte del gesto mi stupii della giustezza con la quale conveniva loro“.  

Dopo aver introdotto il concetto chiave del suo libro (l’imitazione come principio unico  di tute le arti) Batteux divide le arti in tre diversi gruppi, in rapporto ai fini che esse si propongono:

  1. Le arti meccaniche: sono le arti che hanno per oggetto i bisogni dell’uomo, un uomo “che la natura sembra abbandonare a se stesso dal momento in cui nasce: esposto al freddo, alla fame e a mille mali dai quali deve trovare rimedio e protezione grazie alla propria industriosità e al proprio lavoro.
  2. Le belle arti: queste arti sono potute nascere solo in un secondo momento, quando l’uomo aveva già raggiunto la tranquillità e l’abbondanza, quando aveva risolto i problemi di sopravvivenza. Tra queste arti Batteux cita la recitazione, la danza, la scultura , la pittura la poesia e, appunto, la musica.
  3. Eloquenza e architettura: sono arti si trovano “in mezzo alle altre due specie“, arti che hanno per oggetto l’utilità e la piacevolezza insieme: “il bisogno le ha fatte fiorire e il gusto le ha perfezionate“.

Appare quindi chiaro che per Batteux la musica non deve più essere considerata una scienza matematica: come la pittura e alla poesia egli colloca la musica tra le Belle Arti e cioè tra le arti legate all’estro, all’inventiva e alla fantasia. Questa posizione non costituiva una novità assoluta (un altro autore francese , Charles Perrault, incluse la musica tra le  le Belle Arti  già nel 1690) ma sarà proprio la metà del 1700, quando opera Batteux,  il periodo determinante per l’affermazione di questo nuova concezione della musica. 

Diario di Bordo: Impressioni sul Vietnam

category Diario di Bordo Massimo 27 Aprile 2008

Prima di arrivare a Cai Lan in Vietnam non avevo grandi aspettative, il Vietnam era per me quello che la televisione e i film mi avevano raccontato. Ritenevo Ho Chi Minh City e Hanoi citta’ caotiche ma della costa non avevo immagini a cui aggrapparmi.

Il mio primo contatto con il Vietnam e’ stata una roccia in mezzo al mare

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Mentre la nave navigava lentamente all’alba le rocce scure che tempestano il mare di Cai Lan apparivano con colori stemperati dal fresco del mattino. Ricordo che mentre le autorita’ vietnamite salite a bordo con il pilota controllavano i passaporti dei passeggeri della nave, io guardavo fuori estasiato. Hanno provato a chiedermi qualche informazione sui passeggeri, su timbri e visti, ma poi dopo un po’ vedendo il mio sguardo lontano hanno capito e mi hanno lasciato perdere…  

    Massimo Arzani 

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Cinema&Storia: conservare la pellicola

category Cinema&Storia admin 25 Aprile 2008

Venerdì scorso abbiamo parlato delle cineteche mettendo in evidenza come i loro principali compiti siano quelli di restaurare e di conservare al meglio le pellicole cinematografiche.  I vecchi film sono oggetti molto delicati e sensibili e, per questo motivo, all’interno delle cineteche si devono utilizzare molte precauzioni:

I contenitori. Le pellicole, anche le pellicole 8 mm che molti di noi hanno in casa, dovrebbero essere avvolte intorno a  bobine in plastica (con il lato dell’emulsione rivolta all’esterno) e dovrebbero essere conservate all’interno di contenitori di alluminio, di acciaio inossidabile o di plastica. Sono invece da evitare con attenzione i contenitori di ferro (che potrebbero arrugginire, provocando gravi danni alla pellicola che contengono) e le scatole di cartone (materiale che assorbe l’umidità). Le pellicole al nitrato di cellulosa  (le  più antiche) non dovranno mai essere conservate all’interno di contenitori ermetici in quanto esse producono gas al nitrato che deteriorano la pellicola, gas che devono quindi potersi disperdere. Al contrario le pellicole all’acetato di cellulosa (di fatto  tutte le pellicole successive al 1950) dovranno essere ben sigillate perché possono essere rese molto fragile dal contatto con l’ossigeno dell’aria.

La posizione.  Nella conservazione di lungo periodo i rulli di pellicola non devono mai essere conservati verticalmente ma sempre orizzontalmente. Se si conservano verticalmente, l’intero peso del rullo poggia sulla parte inferiore del film. Se il film è prossimo alla fase in cui è probabile che diventi appiccicoso, gli strati della parte inferiore sono sottoposti ad una pressione così pesante che ne può risultare un danno irreparabile.

Condizioni  ambientali. Le cineteche curano con grande attenzione le condizioni atmosferiche degli ambienti destinati al deposito dei film. Una giusta temperatura, un adeguato riciclo d’aria ed una precisa temperatura possono allungare di molto la vita di una pellicola. Ecco un esempio:

Il Gosfilmofond di Mosca ha messo a punto tre diversi depositi: uno per le pellicole al nitrato di cellulosa, uno per le pellicole all’acetato di cellulosa ed uno per i film eccezionalmente preziosi. Tutti e tre questi depositi si  trovano a pian terreno, costruiti su fondamenta di pietra e cemento. I muri esterni hanno uno spessore di 78 cm e sono fatti di mattoni forati e il soffitto consiste di solette piatte di cemento armato. Il tetto è poi coperto da tre strati di materiale gommoso fissati con asfalto e tutte le stanze hanno condizionatori d’aria automatici.   

  1. Il deposito delle pellicole al nitrato hanno una temperatura di 12° C, un’umidità relativa del 55-65% e un 30% di aria fresca ogni ora.
  2.  Il deposito delle pellicole all’acetato hanno una temperatura di 12° C un’umidità relativa del 55-65%.
  3. Il deposito dei film particolarmente preziosi ha una temperatura di 0° C, un’umidità relatia del 55-65% e il 30% di aria fresca ogni ora

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A partire dalla prossima settimana ci occuperemo di un personaggio poco noto ma molto importante, un pioniere della raccolta e dell’archiviazione dei film: Boleslaw Matuszewski.

 

RoboticaMente: cosa dovrebbe fare un robot?

category RoboticaMente Ema 24 Aprile 2008

Quando mi capita di condurre degli incontri per bambini e ragazzi sulla robotica mi diverto sempre a indagare su due questioni:

cosa dovrebbe fare il tuo robot?

cosa significa la parola robot?

(sembrerà strano ma la prima domanda è legatissima alla seconda…)

I bambini rispondono in grande maggioranza: “fare i compiti”. Le mamme, che solitamente   durante i laboratori stanno dietro i bimbi, rispondono: “pulire casa”. Mentre i papà  pensano “lavorare” ma non hanno mai il coraggio di dirlo a mogli e figli.

Ma se lo avessimo chiesto 90 anni fa cosa ci avrebbero risposto? Novant’anni fa la cosa più terribile e faticosa era lavorare in fabbrica, continuando a ripetere gli stessi movimenti per tutto il giorno. Furono gli artisti a individuare il dolore e la fatica dei lavoratori e, nel 1921, Karel Capek scrisse una piece teatrale in cui immaginava un operaio perfetto: un operaio che non avrebbe avuto bisogno di mangiare e che non si sarebbe mai stancato. Un uomo senza sentimenti, un uomo che non è un uomo. Ma un robot.

 E’ la prima volta che compare la parola robot, una parola che nasce per indicare  una macchina in grado di sostituire l’uomo nell’esecuzione dei lavori pesanti…. ed infatti robota, in cecoslovacco, significa “lavoro pesante”.

Quindici anni più tardi Charlie Chapilin raccontò l’alienazione di un uomo in fabbrica e ebbe l’intuizione di far interagire, per il pranzo, l’uomo con il robot… il risultsato è tragioco ed esilarante: premonitore.

Da molti anni l’industria utilizza i robot per costruire auto o elettrodomestici: si tratta però di robot che lavorano autonomamente, senza interagire con l’essere umano, perché i tempi dei robot industriali sono troppo rapidi e non potrebbero coincidere  con quelli degli operai.

PS: in raltà oggi, 70 anni dopo Chaplin, la Robotica sta iniziando ad indirizzarsi verso l’uomo con la creazione di robot cooperanti. Ma questa è un’altra storia…

 

 Emanuele

Libri: l’Italia di Sciascia

category Libri Valentina 23 Aprile 2008

Rileggevo in questi giorni A ciascuno il suo, di Leonardo Sciascia. Quando si rilegge un romanzo, è chiaro, la storia passa in secondo piano e si possono notare i particolari: la forma, il linguaggio utilizzato, le frasi che trascendono la trama e diventano massime. Nel caso di A ciascuno il suo, due sono le ‘massime’ che più di altre mi piace ricordare.

La prima riguarda la Sicilia, e più in generale l’Italia (o, meglio ancora, riguarda l’essenza stessa dell’italianità). E’ un pensiero formulato dal professor Laurana, colto insegnante che indaga sull’oscura vicenda di un doppio assassinio. 

‘Ma la Sicilia, forse l’Italia intera’ si disse ‘è fatta di tanti personaggi simpatici cui bisognerebbe tagliare la testa’.           

La seconda, invece, di maggior complessità e più ampio respiro, riguarda i rapporti tra donna e uomo, e di come la Chiesa li abbia influenzati fino al punto di avvelenarli.   A parlare è il vecchio professor Roscio, padre di una delle vittime di un misterioso omicidio.

“La donna è caduta dal mistero dell’alcova e da quello dell’anima. E sa che penso? Che la Chiesa cattolica stia registrando oggi il suo più grande trionfo: l’uomo odia finalmente la donna. Non c’era riuscita nemmeno nei secoli più grevi, più oscuri. C’è riuscita oggi. E forse un teologo direbbe che è stata un’astuzia della Provvidenza: l’uomo credeva, anche in fatto di erotismo, di correre sulla via maestra della libertà; e invece è finito in fondo all’antico sacco.”           

 

Queste due frasi, pur nella loro brevità, contengono una straordinaria conoscenza dell’individuo e della società in cui viviamo. Ancora oggi, a distanza di vent’anni, ci forniscono materiale per riflettere su noi stessi e su come sta evolvendo la realtà attorno a noi.  

 Valentina

 (La rubrica Libri tornerà mercoledì 30 aprile)

Musica: Musica e Matematica

category Musica admin 22 Aprile 2008

La scorsa settimana abbiamo concluso il post scrivendo che a lungo la musica è stata considerata un elemento più legato alla ragione che non all’immaginazione.

Aritmetica, geometria, astronomia e musica erano le discipline del quadrivium tardo-antico e medievale il quale, insieme al trivium verbale di grammatica, retorica, e dialettica, costituiva le sette arti liberali, il fondamento dell’educazione da Boezio (480 – 524) in poi. Come scrive Margaret Bent nel suo saggio Il mestiere del Musicologo: “La musica era considerata una delle arti matematiche e aveva poco a che fare con lo scopo finale dell’esecuzione sonora, oggi comunemente considerata la ragion d’essere dello studio musicale, che spesso le viene subordinato”. La Bent prosegue mettendo in evidenza  come nel tardo medioevo la parola musica non denotasse la musica suonato od eseguita bensì una scienza o teoria astratta e lontana dalla reale musica coeva. La musica pratica veniva indicata con altri termini, come ad esempio cantus.

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All’inizio del 1600 la musica è ancora considerata una scienza legata alla matematica. F. Bacon nel suo De dignitate et Augmentis Scientiarum, divide il sapere in tre grandi gruppi: il gruppo della memoria che riguarda il sapere storico, il gruppo dell’immaginazione che riguarda le arti e il gruppo della ragione che comprende il sapere filosofico. All’interno di questo terzo gruppo troviamo la matematica che Bacon divide in due ulteriori gruppi: la matematica pura  che si occupa della geometria, dell’aritmetica e dell’algebra e la matematica mista in cui si ritrovano astronomia, architettura, prospettiva e, appunto, musica. 

Un importante cambio di paradigma si avra’ solo nel ‘700: nell’Encyclopedie di Diderot e d’Alambert la musica cesserà di essere considerata una scienza matematica e comincerà ad essere guardata come un’arte (nella divisione del sapere passerà quindi dal gruppo della ragione al gruppo dell’immaginazione).… ma del 700 parleremo la prossima settimana.

Manuel Stefanolo

(Musica ritornerà martedì prossimo)

Diario di Bordo: Hong Kong e i suoi grattacieli

category Diario di Bordo Massimo 20 Aprile 2008

I grattacieli ad Hong Kong sono affascinanti. Sono alti quanto basta per allungare la vista sul mare. Il Victoria Peak, che si raggiunge con un autobus dal centro finanziario che prosegue curva dopo curva in salita, offre una bella vista sulla citta’. I grattacieli trattengono in mezzo il mare che sembra sfilare e scivolare via in lontananza.

Questa la vista dall’alto. Ma c’e anche la vista dal basso. La Avenue of Stars, che e’ una versione orientale della Hollywood Walk of Fame, e’ un passeggiata sul lungomare di Tsim Sha Tsui vicino a Victoria Harbour. Soffermarsi a guardare il mare con le sue imbarcazioni degli anni passati e i grattacieli moderni alle spalle da luogo ad una sensazione di apertura e di grandezza.

La sera l’Avenue of Stars e’ molto romantica. L’illuminazione non e’ dall’alto ma dal basso, le luci rotonde sono collocate a terra, e con i piedi puoi cercare di chiudere il getto debole di luce. D’altra parte e’ risaputo che nei luoghi romantici i viaggiatori soli diventano bambini.

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Il vero spettacolo pero’ arriva dall’alto, dagli stessi grattacieli che cambiano colore e forma e lanciano fasci di luce sulla citta’. Mi hanno ricordato i fuochi d’artificio a San Giovanni quando da noi tutta la citta’ si raduna e guarda in alto e ascolta i fischi e gli scoppi dei fuochi. Ad Hong Kong i grattacieli sono silenziosi, guardarli dalla nave in partenza, e’ emozionante, la luce colorata irrompe silenziosa nella notte e scuote l’anima, alla fine non sai piu’ se la luce dei grattacieli e’ parte della citta’ o parte di te.

   Massimo Arzani 

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Cinema&Storia: che cos’è una cineteca?

category Cinema&Storia admin 18 Aprile 2008

Che cos’è una Cineteca? Secondo Wikipedia si tratta di una “collezione ordinata di materiali filmografici“: una sorta di biblioteca del cinema. Questa definizione ci appare restrittiva e superficiale perché in realtà le cineteche svolgono un ruolo ben più importante della semplice archiviazione: sono i luoghi in cui si realizza il restauro dei film, sono i luoghi in cui si cerca di interrompere l’inesorabile deperimento fisico e chimico della pellicola.

Per cercare di ampliare e miglirare la definizione data da Wikipedia  faremo ricorso, ancora una volta, all’articolo Les Cinemathèques di Raymond Borde.

Le cineteche si dedicano a conservare ciò che l’industria del film si dedica a distruggere. Esse non si limitano, come i musei o le biblioteche, ad amministrare la tranquilla eredità del passato. Svolgono un’attività militante e appassionata. Intervengono nella grande deriva della pellicola, innalzando lo sbarramento dell’ultima possibilità. Si situano all’incrocio tra la vita e la morte di un’arte […]”.

 

(E. PorterThe Great Train Robbery, 1903) 

La prossima settimana parleremo ancora di Cineteche. Vedremo come dovrebbero essere conservati i film, quali sono le condizioni che permettono una vita più lunga alle pellicole (sia alle pellicole dei film d’autore che alle alle vecchie pellicole 8 mm che molti di noi hanno in casa).

 Manuel Stefanolo

 (Storia&Cinema tornerà venerdì prossimo)

De Amicis: domani il convegno

category Eventi, Spazio Imperia admin 17 Aprile 2008

Nel 1980 fu pubblicato un suo romanzo inedito, Primo Maggio, e nel 1981 gli fu dedicato un convegno di studi. A ventisette anni di distanza la Città di Imperia torna ad occuparsi di Edmondo De Amicis e lo farà con un nuovo convegno che aspira a mettere a fuoco “la complessità e la ricchezza di un esercizio inventivo che ha illuminato e ancora non cessa di illuminare alcuni tra gli aspetti capitali dell’identità italiana nel campo della politica e della cultura, della scuola della lingua”.

 

VENERDI’ 18 e SABATO 19 Aprile

dalle ore 9,30 

CONVEGNO DI STUDI SU EDMONDO DE AMICIS 

Ridotto del teatro Cavour 

Via del Teatro, 2

Imperia