Archivi per Giugno, 2008

Cinema&Storia: Mediateca (II)

category Cinema&Storia admin 27 Giugno 2008

Come abbiamo scritto la scorsa settimana, la Mediateca è un nuovo luogo del sapere. Oggi proveremo ad elencare le diverse funzioni che una Mediateca può avere: basterà questo per renderci conto di come essa rappresenti una grande occasione di crescita per tutte le città che se ne sono dotate e per quelle che se ne doteranno.

La prima funzione che viene in mente è quella di Mediateca come luogo di conservazione di materiale filmico e musicale (in sostanza la Mediateca come biblioteca dei film e della musica). A questa prima ed importante funzione Amedo Benedetti - in un suo intervento al convegno Mediateche in Italia, Mediateche in Liguria -, ne fa seguire altre sette, altrettanto importanti e significative per la nostra formazione culturale:  

- La Mediateca come luogo di conservazione della memoria audiovisiva;

- La Mediateca  come centro di istruzione del linguaggio audiovisivo (centro di istruzione ed assistenza per il settore scolastico); 

- La Mediateca come luogo di raccolta di materiale di studio specialistico

- La Mediateca come centro di documentazione dell’attività di un ente

- Lla Mediateca come ente di promozione dell’immagine culturale e turistica di una città;

- La Mediateca come luogo di formazione specialistico;

- La Mediateca come centro di produzione di immagini culturali;

A partire dalla prossima settimana, all’interno della rubrica Cinema&Storia, analizzeremo - una per una - tutte le funzioni delle Mediateche, istituzioni che in Italia sono ancora troppo poco diffuse.

RoboticaMente: Verso l’uomo bionico?

category RoboticaMente Ema 26 Giugno 2008

Bonhoeffer e le lettere dal carcere

category Libri Valentina 25 Giugno 2008

C’era un pastore luterano che diceva di vergognarsi a pronunciare il nome di Dio davanti alle persone religiose, e che una sorta di “istinto cristiano” lo spingeva più frequentemente verso le persone non-religiose. Le persone religiose - diceva - parlano di Dio solo quando la conoscenza umana è arrivata al capolinea: quando le forze vengono meno, quando l’uomo si sente debole e sconfitto, e quando è soffocato dalla propria impotenza. Le persone religiose ritengono che la fede nella resurrezione sia la soluzione al problema della morte. E la Chiesa sta là, rigida come il Giudizio, a difendere con le unghie e con i denti quel limine in cui le capacità umane sono insufficienti: aspetta al varco, e sa che prima o poi l’uomo - abbattuto, perso o sconfitto - si affaccerà su quel limine e invocherà Dio.

Ma quel pastore luterano, che era anche un teologo, non ci stava. Non gli piaceva pensare a Dio come ad una sorta di deus ex machina che fosse relegato alla periferia della vita, quella brutta e degradata, quella in cui Sovrani sono la disperazione e la paura. Quel Dio “utile” lo ripugnava. E più la Chiesa affermava a gran voce quanto l’uomo ne avesse “bisogno”, più lui - come teologo - si sentiva venir meno l’aria nei polmoni. Perché Dio, per lui, non era utile, e nemmeno necessario.

Quest’uomo straordinario si chiamava Dietrich Bonhoeffer ed era convinto che l’esistenza dell’uomo avesse senso anche senza Dio.

Bonhoeffer fu impiccato nel 1945 per aver partecipato all’attività cospirativa del gruppo dell’ammiraglio Canaris; l’obiettivo era quello di “uccidere il tiranno” (assassinare Hitler) e trattare una resa onorevole. Il tentativo fallì, e i cospiratori vennero giustiziati dopo anni di prigionia. Leggendo le lettere che scrisse dal carcere, ho scoperto un pensatore lucido dalla spiritualità elevatissima e profonda al tempo stesso. Non posso parlare in vece sua: ne consiglio appassionatamente la lettura, perché è un’esperienza umanamente esplosiva.

Io vorrei parlare di Dio non ai limiti, ma al centro, non nelle debolezze, ma nella forza, non in relazione alla morte e alla colpa, ma nella vita e nel bene dell’uomo. Raggiunti i limiti, mi pare meglio tacere e lasciare irrisolto l’irrisolvibile.

D. Bonhoeffer, Resistenza e Resa

Valentina

Spazio Imperia: dalle Piazze alle Cattedrali

category Eventi, Spazio Imperia admin 24 Giugno 2008

dalle PIAZZE alle CATTEDRALI” è una rassegna  di musica sacra giunta ormai alla sua nona edizione. Si svolge quasi interamente nelle chiese ed oratori del Centro storico di Porto Maurizio: il Parasio. Ecco gli appuntamenti dell’edizione 2008:

 

Sabato 28 giugno, ore 21,15 - Santuario di Montegrazie (Imperia)

CANTORI DEL MATTINO 

 Si tratta un coro polifonico nato a Noceto, in provincia di Parma, nel 1967. Il loro repertorio pone particolare attenzione alla polifonia rinascimentale

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Giovedì 3 luglio, ore 21,15 - Oratorio di San Pietro (Imperia) 

 BARBARA FORTUNA

 (si tratta di un gruppo vocale interamente dedicato alla canzone polifonica corsa)

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Sabato 5 luglio, ore 21,15 - Oratorio di Santa Caterina (Imperia)

GIUSEPPE NOVA - SARA TERZANO  

 (Un ampio repertorio di brani sacri interpretati da flauto e arpa)

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Giovedì 10 luglio, ore 21,15 - Oratorio di Santa Chiara (Imperia)

 ENSEMBLE “IL FALCONE”

 (L’ensemble genovese eseguirà uno dei principali capolavori del barocco italiano: lo Stablat Mater di Giovanni Battista Pergolesi)

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Diario di Bordo: Hong Kong, considerazioni sul Budda

category Diario di Bordo Massimo 22 Giugno 2008

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Arrivato in cima alla scalinata vedendo il Budda a fianco a me ho provato una sensazione strana. Era troppo vicino, potevo quasi toccarlo, e tutti potevano farlo. L’immagine da lontano nascosto tra le nuvole proiettava grandezza, era qualcosa di magico a cui anelare, averlo cosi’ vicino era come se la magia si fosse dissolta. Sarebbe stato meglio non avvicinarsi e rimanere ad osservarlo da lontano…

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Cinema&Storia: Mediateca (I)

category Cinema&Storia admin 20 Giugno 2008

 

La MEDIATECA è il luogo della raccolta e messa a disposizione di immagini, di suoni, e di tutte le informazioni non scritte della nostra realtà passata e - quanto più possibile - presente.          

Questa è la definizione di Mediateca che diede Amedeo Benedetti in occasione del convegno “Mediateche in Italia, Mediateche in Liguria” svoltosi a Genova il 10 dicembre del 1998. Nel suo intervento Benedetti mise  in evidenza come l’immagine occupi una parte sempre più grande nella tecnologia delle comunicazioni. L’immagine fotografica, sia essa fissa o in movimento, è ormai universalmente riconosciuta come un’importante fonte di conoscenza, come un’insostituibile strumento di sapere. Gli esempi possono essere infiniti:

  • Un analisi scritta su di un’opera d’arte può essere utilissima per aiutarci a comprenderne il significato, ma possiamo veramente illuderci di conoscere un quadro o una statua senza vederla?
  • Per comprendere i metodi di propaganda, di fascinazione delle masse da parte dei regimi totalitari, è molto più facile guardare per pochi minuti un filmato con un discorso di Hitler a Norimberga piuttosto che non leggere diversi testi di psicologia di massa del nazismo.
  • Allo stesso modo, l’ascendente che ha avuto sulle folle il personagio di Giovanni XXIII è immediatamente e completamente percepibile in soli 10 secondi del filmato che lo mostra a San Pietro, la crepuscolo, dire: “Portate una carezza ai vostri bambini… e dite che è il papa che ve la manda“.
  • Il viso sconcertato di Ceausescu di fronte alla sua prima contestazione di piazza, ci ha detto molto di più, sulla vacillante dittatura rumena, che qualsiasi articolo di giornale  (soprattutto di giornale  italiano…)

 

Se si riconosce l’importanza storico-culturale delle immagini si deve anche riconoscere l’importanza di conservarle, di catalogarle e renderle consultabili al pubblico. La Mediateca è un nuovo luogo del sapere: è la biblioteca dei film e dei documentari ma anche dei suoni e della musica. 

 

 

RoboticaMente: Il primo robot industriale

category RoboticaMente Ema 19 Giugno 2008

Il primo robot - il primo robot vero e non frutto della fantasia di scrittori pazzi -  fu utilizzato dalla General Motors nel processo di saldatura dei telai delle automobili nella fabbrica del New Jersey.

C’era grande attesa, era il 1961 e Bob Dylan proprio nel New Jersey esordì con un concerto catastrofico e un album che nessuno ricorda. Le sorti del primo robot industriale furono simili a quelle del primo concerto di Bo Dylan. Grande attesa ma il risultato fu assai deludente. 

Il robot doveva saldare in pochi minuti decine e decine di punti del telaio e metterci metà tempo rispetto a quello impiegato da operai umani. La General Motors gustava già il dimezzamento dei propri tempi di assemblaggio delle automobili, tutto ciò significava anche il doppio delle macchine prodotte e il doppio del profitto. Ma come a Bob Dylan, qualcosa andò storto. E il 1961 sia per il robot che si chiamava UNIMATE che per Bob non sarà l’anno della consacrazione. Il robot impiegava un secondo in più degli operai umani a effettuare tutte le saldature previste. 

Nel 1962 i tecnicni della General Motors non avevano ancora trovato il difetto al robot, che rispettava tutte le specifiche richieste dagli ingegneri. Bob presentò il suo album con il suo nome e fu ancora flop. Non si può certo dire che quegli furono anni fortunati per la robotica e per  Dylan. I tecnici studiarono UNIMATE a fondo ma non trovarono nulla di sbagliato, i conti tornavano, le saldature anche, ma rimaneva sempre quel secondo in più a rendere l’esordio della robotica un naufragio. 

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Bob capì che i tempi erano cambiati e nel 1964 arrivò finalmente il successo. Pubblica The Times they are a Changin’ e si consacra come oggi lo conosciamo: un poeta, un musicista dal successo universale. Il robot industriale poteva sperare in un successo universale, ma a separarlo da quel successo c’era sempre quel secondo, un brevissimo e stupidissimo secondo, che rompeva le scatole e minava il futuro della robotica. Un secondo e sarebbe iniziata una nuova rivoluzione industriale. Eh si, perchè alla General Motors si sarebbero accontentati di eguagliare gli umani, mica di metterci metà tempo come promesso dai troppo ottimistici tecnici. Eguagliare gli umani avrebbe significato lavorare come gli umani ma 24 ore su 24 e senza pause caffè e pause pranzo. Sarebbe stato un successo, ma quel secondo non faceva tornare i conti. Anche perchè quel robot cosava e molto e non poteva metterci più di un umano a saldare. Eppure era così, lo cronometravano ogni giorno ma quel secondo non spariva mai.

Disperati i tecnici ricorsero a una soluzione senza senso: spiare gli operai. E qui finalmente capirono tutto. Gli operai non eseguivano tutte le saldature richieste, almeno la metà delle saldature previste nei progetti non venivano eseguite. Gli operai avevano da soli introdotto l’ottimizzazione dei tempi a scapito della qualità. 

Eccola lì la verità. I robot non possono imbrogliare ma gli uomini sono bravissimi a farlo. Il successo universale della robotica stava per naufragare per un semplice e umano imbroglio.

 

 

 

 

Emanuele 

I dieci comandamenti di Andrej Longo

category Libri Valentina 18 Giugno 2008

Dieci” è un romanzo crudele: attraverso dieci racconti, che si ispirano agli altrettanti comandamenti divini, emerge - potentissima - la tragica voce, antropofaga, di Napoli e della sua periferia. Scritto in un italiano dialettale, il libro si legge con una scorrevolezza che nulla toglie alla violenza delle storie narrate, anzi: la amplifica e la rende drammatica, icastica.

Alcuni racconti arrivano allo stomaco duri come un pugno. Penso, in particolare, a “Non nominare il nome di Dio invano” che, nella sua struttura a spirale discendente (una sorta di discesa agli Inferi), ricorda in qualche modo il Buzzati di Sette piani, aggiungendovi, però, un surplus di disperazione morale e devastazione che si comunica con immediatezza al lettore, lasciandolo in balia di una cupa amarezza.

Del romanzo di Longo due sono gli aspetti che non mi hanno del tutto convinto, benché trovi quest’opera interessante e bella: da un lato la scarsa originità del concetto di partenza (le vicende ispirate ai dieci comandamenti, appunto); e dall’altro l’assenza di un barlume - seppur flebile - di speranza, di positività dell’esistenza. Anche in “Ricordati di santificare le feste” - forse il più confortante dei ritratti tratteggiati dall’autore - l’amarezza e il dolore sono dietro l’angolo, e l’attesa della felicità (proiettata sempre in un futuro a venire che non si realizza mai, come fosse la promessa di una vita dopo la morte) è circondata da un alone di impotente rassegnazione.

A mio parere, Dieci rimane comunque una delle opere più interessanti che recentemente siano apparse nel panorama letterario italiano e, soprattutto, lascia addosso il desiderio di una seconda e più approfondita lettura. Il che, sicuramente, è indice di un libro complesso e di qualità, che non si lascia afferrare facilmente ma che facilmente si radica nella coscienza di chi legge.

Valentina

Musica: Diderot e il Bello

category Musica admin 17 Giugno 2008

Nelle scorse settimane abbiamo parlato del concetto del Bello nel pensiero di Diderot (Diderot e la Musica 12 e 3) e abbiamo visto come la musica sia il cuore stesso della sua teoria estetica.

Nel suo Trattato sul Bello (che corrisponde alla voce Beaux dell’Enciclopedia), prima di esprimere la propria opinione, Diderot ricorda come molti altri autori avessero - prima di lui e in tempi diversi - cercato di definire che cos’è il Bello giungendo a conclusioni molto diverse:

“Tutti parlano del bello, lo ammirano nella natura e nell’arte ma se chiediamo che cos’è il bello, qual è la sua origine e la sua natura vedremo subito manifestarsi diverse opinioni e nessuno riuscirà a darne una definizione esatta.” 

Tra i filosofi che cercarono di definire con maggiore precisione il concetto di Bello Diderot ricorda PaltoneSant’Agostino, Wolf, CrousazHutchesonPadre André e Cooper. 

Da martedì 1 luglio ci occuperemo delle teorie estetiche di questi autori soffermandoci particolarmente sull’opera di Hutcheson.

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Diario di Bordo: Hong Kong, Il Budda

category Diario di Bordo Massimo 16 Giugno 2008

Quando il mio contratto in Cina e’ terminato ho avuto la possibilita’ di fermarmi ad Hong Kong per qualche giorno. Volevo visitare due luoghi: l’isola di Lantau e il suo Budda seduto e Macau non lontana da Hong Kong.

Per raggiungere l’isola di Lantau ho preso un ferry e dopo un’ora di autobus in salita e molte curve mi sono trovato davanti ad una scalinata coperta in gran parte da nuvole. Il Budda seduto non si vedeva. Si dice che sia il secondo piu’ grande Budda seduto in bronzo al mondo. Iniziai a salire le scale ed il vento mi accompagnava alle spalle. Prima di arrivare in cima una folata sposto’ le nuvole e per un attimo la figura maestosa del Budda apparve di fronte a me appoggiata su un cuscino di nuvole…

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