Diario di Bordo: Macau (III)
Da Hong Kong ogni venti minuti parte un ferry carico di gente diretto a Macau. Impiega circa un’ora. Chi ha fretta sceglie l’elicottero, ne parte uno ogni quindici minuti, giorno e notte. Il fine settimana per fare il biglietto del ferry bisogna mettersi in coda per un paio d’ore. E qui ritorna la passione dei cinesi per il gioco d’azzardo, quasi una malattia. Il fine settimana Macau viene letteralmente invasa. Se si considera che in Cina il gioco d’azzardo e’ proibito si capisce perche’ Macau ha tanta fortuna e l’anno scorso ha superato per numero di giocate e affluenza i casino’ di Las Vegas.
In un certo senso ho simpatia per chi si gioca tutto al casino’, come fanno i cinesi, perche’ e’ un po’ come affidarsi tragicamente alla sorte, pero’ se l’unico motivo del gioco e’ vincere soldi, il gioco stesso diventa squallido.
Ero partito in tarda mattinata con l’idea di fermarmi almeno una notte a Macau. Dopo aver visto la parte vecchia della citta’ e da lontano i casino’ l’interesse per Macau e’ quasi svanito. La sera sono tornato ad Hong Kong.



