Libri: I trentenni (parte V)

category Libri Valentina 16 Aprile 2008

La settimana scorsa abbiamo visto la psicoterapeuta francese Françoise Sand trattare di come i trentenni oggi concepiscano e vivano la coppia e l’impegno sentimentale. Oggi, in ultimo, parlermo di quell’evento che più di ogni altro è in grado di segnare la fine di questa lunga post-adolescenza: la nascita di un figlio.

V. Il desiderio e la nascita di un figlio.

Oggi, rispetto alle generazioni precedenti, l’universale desiderio di un figlio si esprime in un modo nuovo: è opinione comune, infatti, che esista un momento favorevole per avere figli, e che il nucleo famigliare si debba costruire attorno ad un numero relativamente ridotto di componenti. Non solo: se un tempo essere ‘padre di famiglia‘ svolgeva un’importante funzione identitaria per l’uomo - e diventare ‘madre‘ aveva un potere liberatorio - nell’attuale generazione di trentenni non è così. I giovani sono, infatti, ancora troppo concentrati su se stessi, sul lavoro, sul piacere di un’adolescenza prolungata e spensierata. Oppure problemi materiali e lavorativi, la mancanza di una stabilità economica, rimandano il progetto di ‘metter su famiglia’ a tempo indeterminato.

La nascita di un figlio, spiega la Sand, segna inesorabilmente la fine di questa prolungata adolescenza. Mettere al mondo un bambino, infatti, è in grado di scovolgere lo spazio-tempo della coppia che l’ha generato, creando anche, molto spesso, crisi significative. Un figlio, infatti, e specialmente il primo, modifica in modo profondo le dinamiche tra i partner.

Eppure, la polarità materno/paterno è di fondamentale importanza per la crescita e la maturazione del bambino. Dice perentoriamente la Sand:

La filosofa Elisabeth Badinter scrive: “Più gli imperarivi della natura vengono meno, più il concetto di maternità si avvicina a quello di paternità”: Ma io ripeto: è soltanto una costruzione mentale. Qualunque cosa vogliano farci credere, l’uomo non è la donna e viceversa.

Il ruolo specifico dell’uomo, infatti, è fondamentale, e consiste nel rendere meno fusionale il rapporto del bambino con la madre. Il padre, dunque, deve provvedere all’apertura del figlio alla realtà circostante - che è il suo modo specifico di “metterlo al mondo”.

La generazione di oggi, inoltre, è molto esigente con i giovani padri: contrariamente a quanto accaduto nel ‘68 (quando si rivendicava la cosiddetta “morte del padre”), agli uomini si chiede di essere presenti nella vita del bambino, di aiutare la donna nel portare avanti le ‘faccende domestiche’, di contribuire attivamente all’educazione del figlio.

Mentre una madre tiene il figlio per mano, il padre lo issa sulle spalle.

Valentina

 

(La rubrica Libri tornerà mercoledì 23 aprile)

>>Leggi la puntata precedente

2 Commenti a “Libri: I trentenni (parte V)”

  1. Massimo

    Mi vengono in mente le parole di Garcia Marquez che in termini molto pratici diceva che la nascita di un figlio segna la fine della relazione uomo donna, in quanto la donna si “sposa” con il figlio…

  2. Valentina

    Be’, credo che Marquez avesse in un certo senso ragione. Qualcuno diceva che, per quanto giovane sia una madre, una volta che una donna partorisce non è più ‘ragazza’. Sicuramente è, nella vita della donna, un evento cardine.
    V

Lascia un Commento