Libri: l’Italia di Sciascia
Rileggevo in questi giorni A ciascuno il suo, di Leonardo Sciascia. Quando si rilegge un romanzo, è chiaro, la storia passa in secondo piano e si possono notare i particolari: la forma, il linguaggio utilizzato, le frasi che trascendono la trama e diventano massime. Nel caso di A ciascuno il suo, due sono le ‘massime’ che più di altre mi piace ricordare.
La prima riguarda la Sicilia, e più in generale l’Italia (o, meglio ancora, riguarda l’essenza stessa dell’italianità). E’ un pensiero formulato dal professor Laurana, colto insegnante che indaga sull’oscura vicenda di un doppio assassinio.
‘Ma la Sicilia, forse l’Italia intera’ si disse ‘è fatta di tanti personaggi simpatici cui bisognerebbe tagliare la testa’.
La seconda, invece, di maggior complessità e più ampio respiro, riguarda i rapporti tra donna e uomo, e di come la Chiesa li abbia influenzati fino al punto di avvelenarli. A parlare è il vecchio professor Roscio, padre di una delle vittime di un misterioso omicidio.
“La donna è caduta dal mistero dell’alcova e da quello dell’anima. E sa che penso? Che la Chiesa cattolica stia registrando oggi il suo più grande trionfo: l’uomo odia finalmente la donna. Non c’era riuscita nemmeno nei secoli più grevi, più oscuri. C’è riuscita oggi. E forse un teologo direbbe che è stata un’astuzia della Provvidenza: l’uomo credeva, anche in fatto di erotismo, di correre sulla via maestra della libertà; e invece è finito in fondo all’antico sacco.”
Queste due frasi, pur nella loro brevità, contengono una straordinaria conoscenza dell’individuo e della società in cui viviamo. Ancora oggi, a distanza di vent’anni, ci forniscono materiale per riflettere su noi stessi e su come sta evolvendo la realtà attorno a noi.
(La rubrica Libri tornerà mercoledì 30 aprile)

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